Arte e Tecnologia, gemelli diversi
di Daniele Lunghini

5- Cibo, Arte e Tecnologia
Cibo e sapore.
Il cibo nell’ottica quantistica e post-modernista.
Adelsystem crede nella ricerca culturale, oltre a quella che dedicata alla tecnologia e alle nuove soluzioni. Perché una non può separarsi dall’altra. Per questo riteniamo fondamentale supportare entità e istituzioni che concentrano la loro attenzione su attività di formazione e mantenendo il ruolo diventando depositarie di un sapere a cui attingeremo tutti.
Adelsystem ha contribuito alla realizzazione dell’evento Cibo e sapore, tenutosi presso la biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Io, dato il mio apporto con la creazione di un evento dal titolo “Cibo, arte e tecnologia”.
In questo appuntamento, ho aperto al significato di cibo nel contesto in cui viviamo. Ma per arrivare a una definizione precisa, per riuscire a svelarne la sua più profonda essenza, dobbiamo definire il nostro tempo con gli strumenti del nostro tempo.
L’analisi che seguirà si basa su quella che io definisco la “Legge delle 3 S”. E’ una legge che utilizzo quando devo leggere il presente per estrapolare e codificare il futuro dal buio cosmico. Si basa sul decodificare gli eventi approcciandoli nell’ottica delle 3 S.
Sincronici
Sono eventi non legati da un rapporto causa/effetto, ma che acquistano senso perché accadono insieme nel tempo culturale. (nella realtà assoluta). Guardarsi intorno e calcolare questi eventi solo per la loro apparizione contemporanea.
Simultanei
Un evento ha più stati che coesistono nello stesso momento, senza che uno elimini l’altro. (nella realtà relativa). Bisogna prendere un evento singolo e dissezionarlo per arrivarne al cuore.
Significanti
Eventi che non hanno un senso intrinseco, lo acquisiscono senso nel momento in cui vengono interpretati. Potrei dire che è la figura retorica della metafora, che è alla base di quasi tutti i racconti e dell’arte visiva. Quello che vedi, cioè, è solo uno strato, ma è quello che non si vede che conta.
Seguendo la legge delle 3 S sono arrivato alla conclusione che il cibo andava letto attraverso l’ottica del post-modernismo e della fisica quantistica.
E in definitiva sono convinto che Post-modernismo e scienza quantistica sono gli elementi che identificano meglio di altri, il periodo che viviamo. In cucina abbiamo visto l’entrata della cucina molecolare e dello street food. Il primo alla ricerca dell’atomo, l’altro all’opera per ricontestualizzare l’urbanità e la convivialità.
In mezzo a questo magma, la parola cibo si è trasformata. Ma come? E come la tecnologia di produzione impatta sugli alimenti e sulle abitudini sociali?
Cibo e sapore. Una lettura quantistica e postmoderna.
La domanda che ci poniamo è: cosa stiamo mangiando davvero?
Non nel senso nutrizionale ma nel senso più profondo, culturale, percettivo, e certamente filosofico. Cosa succede quando portiamo qualcosa alla bocca nel mondo in cui viviamo oggi?
Per rispondere, quindi, ho applicato la Legge delle 3 S. Applicandola al cibo, sono arrivato alla conclusione che per capire cosa mangiamo oggi, dobbiamo usare due chiavi di lettura. La fisica quantistica e il postmodernismo.
La quantistica a tavola
La fisica quantistica insegna una cosa che l'osservatore modifica l'esperimento. La realtà, cioè, non è indipendente da chi la guarda.
Applicato al cibo, significa che il gusto non è mai oggettivo. Dipende dal contesto, dall'ambiente, dal momento, dalle emozioni, perfino dall'intenzione con cui mangiamo.
Prendiamo un esempio concreto. Un panino da street food mangiato in piedi durante un concerto rock non è lo stesso evento fisico, e soprattutto emotivo, di quello stesso panino mangiato in un ristorante con la tovaglia bianca. Ma c'è di più: cambia anche in base al tipo di concerto. Se è rock, quel panino avrà il sapore della disobbedienza, dell'anticonformismo, di una certa idea di libertà. Se è un concerto di musica classica allora stai gustando un cibo da jeans mentre probabilmente indossi una giacca. Stai vivendo due status contemporaneamente, interpretando due maschere nello stesso momento.
Questo è esattamente il principio di sovrapposizione quantistica applicato all'esperienza umana.
L'esperienza gastronomica è un campo di probabilità ache e soprattutto perché non è ripetibile due volte. Quale sarà il gusto questa volta? Il sapore, la soddisfazione, la memoria che ne resta collassano in modo diverso, non esiste un gusto assoluto. Lo street food, in questa chiave, è l'esperimento più quantistico che ci sia: fugace, relazionale, imprevedibile, mai ripetibile uguale due volte.
Il postmodernismo nel piatto
Il postmodernismo dissolve i confini tra alto e basso, tra arte e consumo, tra cultura e kitsch.
La cucina molecolare trasforma la scienza in spettacolo sensoriale. La cucina povera viene elevata a lusso, le osterie stellate ne sono la prova. I piani, ancor più che confondersi, si alternano. Non si mescolano veramente, non ne esce un vero e proprio nuovo gene.
E questa ibridazione, grazie alla globalizzazione, produce ibridi narrativi tanto più funzionali quanto più distanti le culture di partenza. Ramen carbonara, tacos sushi, burger vegano. Ormai dovrebbe essere chiaro al lettore che non è una questione di gusto, è una questione di significato.
Ma il salto più radicale è un altro. Siamo passati dal mangiare per sopravvivere al mangiare perché abbiamo fame. Sembra poco. È invece la vera rivoluzione del rapporto tra l'uomo e il cibo, il momento in cui il nutrimento diventa scelta, e la scelta diventa identità.
E poi è arrivato lo smartphone. Gli aborigeni, si racconta, avevano paura di essere fotografati perché pensavano che la macchina rubasse l'anima. Oggi è il contrario. È la macchina che la dona. Viviamo più il piatto fotografato che quello assaggiato. Il cibo è diventato linguaggio estetico prima ancora che sapore. Il gourmet contemporaneo è consapevole della messa in scena, e mangia, consapevolmente, l'esperienza di sé che mangia.
Punto di fuga, punto di incontro.
Fisica quantistica e postmodernismo si toccano in un punto preciso: la realtà non è data. È costruita.
Il sapore è il collasso quantistico del significato.
Ogni piatto è una sovrapposizione di stati , tradizione e innovazione, locale e globale, arte e mercato , che collassa in un'esperienza singola, irripetibile, soggettiva. Mangiare oggi è un atto di scelta tra mondi possibili. Decidere cosa mangiare, dove e come, significa scegliere la versione del mondo in cui vogliamo vivere , etica, estetica, sostenibile, effimera.
Non è più nutrimento. È interpretazione.
E ogni boccone, volenti o nolenti, è una piccola dichiarazione di chi siamo.
Arte e Tecnologia sono gemelli diversi.

4- La medaglia di Diana Gabaldon
Diana Gabaldon è l’autrice di Outlander, il romanzo – e poi serie televisiva – diventato un fenomeno negli ultimi anni. La serie non tratta temi scientifici, ma storici, se non per un elemento centrale: il viaggio indietro nel tempo.
Ciò non toglie che la Gabaldon abbia un background tutt’altro che letterario. È un’esperta di analisi numerica e di database, e ha scritto articoli e recensioni per riviste informatiche di livello nazionale come Byte, PC Magazine e InfoWorld.
Perché, dunque, parlare di Diana Gabaldon in un discorso su arte e tecnologia, e su quanto queste due dimensioni siano vicine, siamesi, empatiche e simbiotiche?
Perché in questo intervento la Gabaldon esprime con chiarezza come arte e tecnologia siano, in fondo, due facce della stessa medaglia:
Dice infatti:
“Mi chiedono come ho fatto, da scienziata con tutte queste lauree, a diventare una scrittrice di romanzi. Quello che sottintendono è l’idea che la scienza sia fredda, clinica, ordinata, mentre la creatività sia bella e colorata. Ma scienza e arte sono due facce della stessa medaglia. Entrambe si fondano sulla stessa capacità: percepire schemi e ricavarli dal caos.
Quando fai scienza, definisci il tuo caos scegliendo un argomento, e all’interno di quello cerchi schemi da individuare e spiegare agli altri. La stessa cosa accade quando scrivi un romanzo: definisci il tuo caos attraverso il tema o il genere, e ci inserisci anche il tuo caos interiore. Cerchi equivalenze negli schemi.
Nella scienza formuli un’ipotesi: ‘Penso che questo stia accadendo nel mio sistema’, e poi cerchi di supportarla con l’esperimento. Il tuo romanzo è la tua ipotesi, e il tuo esperimento è il pubblico”.
Questa prospettiva illumina gli aspetti oggettivi dell’arte, in questo caso del narrare, e la loro sorprendente somiglianza con i processi della scienza e, di conseguenza, della tecnologia.
Caos e ipotesi
Sono i due elementi portanti di entrambi i sistemi.
Il caos genera la necessità dell’ordine; l’ipotesi genera la necessità della sperimentazione e dello sviluppo di scenari. Sperimentazione e definizione di un modello sono passaggi comuni ai due processi di finalizzazione.
Nella scienza e nella tecnologia il caos è il punto di partenza: è ciò che va ricondotto entro schemi praticabili, affinché diventi strumento, soluzione o progresso.
Nell’arte, invece, il caos è un magnete narrativo: un intreccio intrigante da cui la mente si sente irresistibilmente attratta.
Possiamo quindi dire che arte e tecnologia, ciascuna a modo suo, riparano parti difettose delle nostre vite.
L’arte ci illude e ci consola offrendo un ordine emotivo, un modo per dare senso ai nostri drammi.
La tecnologia, dal canto suo, promette di rendere il mondo più comodo, più gestibile, trasformando le forze della natura in problemi risolvibili con pochi meccanismi.
Ecco perché, come suggerisce la Gabaldon, arte e tecnologia sono davvero “due facce della stessa medaglia”:
una cerca di comprendere il mondo, l’altra cerca di interpretarlo.
Ma entrambe nascono dalla stessa tensione primordiale: dare forma a ciò che, all’inizio, forma non ha.

3- Il segreto svelato
Dal bastone pitturato nella caverna ai codici miniati del monastero, il filo è chiaro: l’arte formula domande e la tecnologia le traduce in strumenti. L’arte impone interfacce, modalità di vedere, ricordare, stupire e la tecnologia fornisce la grammatica operativa. Ogni salto storico è un “update”: non è la tecnologia a creare l’arte, né l’arte a scaturire semplicemente dalla tecnica, ma entrambi che si provocano e aggiornano a vicenda.
Conservare la memoria è una sfida tecnica. Calcestruzzo, archi, strade e acquedotti non nascono per sé stessi, ma per reggere immagini collettive, potere, culto, memoria. Miniature, pergamene e legature spingono a perfezionare inchiostri e supporti; la copia dei testi conserva sapere tecnico e artistico. I “software” e gli “hardware” culturali si aggiornano: si evolvono linguaggi, si inventano ingranaggi che animano statue, sipari e fontane. L’arte e la sua ricerca dello stupore diventano driver diretto dell’ingegneria: la macchina non è costruita soltanto per risparmiare fatica, ma per suscitare esperienza. È una forma primitiva di interaction design: il requisito è far sentire il pubblico, la tecnologia è la risposta.
Templi, piramidi, chiese nascono da intenzioni estetiche che richiedono ingegneria: volumi, proporzioni e luce vengono pensati prima, poi la matematica e la meccanica vengono chiamate a realizzarli. La ricerca del “bello” non è mera estetica: diventa vincolo progettuale che stimola nuovi materiali e soluzioni costruttive.
L’arte e la tecnologia hanno memoria e si strutturano. La metafora, insieme all’allegoria e al simbolismo, diventa il caposaldo dell’arte, così come i materiali lo diventano per la tecnologia.
Da questo momento l’uomo affina i meccanismi scoperti: la tecnologia concretizza bisogni in strumenti funzionali; l’arte ordina quei bisogni in forme armoniose che catturano l’attenzione. Nascono dallo stesso grembo, con codici genetici diversi. Sono, in definitiva, gemelli diversi.
Arte e Tecnologia sono gemelli diversi.

2- Il software aggiornato
L’uomo scopre la potenzialità degli oggetti che possono diventare strumenti. Questa binarietà si scoprirà essere il motore del suo sviluppo tecnologico che contraddistingue ancora adesso: 01 01 01. E procederà da adesso in poi secondo questo canone.
A questo punto la mente capisce che dall’uso della pietra pigmentata sulla parete alla progettazione di spazi sacri richiedono nuove tecniche costruttive, nasce il paradigma che costituisce il fondamento binario dell’evoluzione umana: dalle esigenze nasce la tecnologia che traduce le soluzioni. Cosa c’entra l’arte in tutto questo? L’arte è il ponte armonico tra l’esigenza e la soluzione tecnica. In questo caso dobbiamo ancora parlare di protoarte. È un’arte basica con dentro già tutti i geni per essere, da adulta, quella che vediamo oggi.
L’uomo agiva d’istinto, come gli animali, e come gli animali apprendeva formando uno strato di esperienza ma che teneva tutto in memoria (letteralmente). Quando scopre che questa memoria poteva essere caricata su una parete attraverso il supporto parete e una forma di inchiostro passata sulla punta di un ramo, questo cambia tutto. E questo faranno poi.
La pittura rupestre forgia una mente che è ancora solo all’alba della formazione di una propria coscienza. L’uomo scopre che imprimere le esigenze, quindi i pensieri, aiuta la mente stessa a organizzare, a rendere tutto più lucido e chiaro. Inventa il file Excel ma in forma visiva.
Ma si rese anche conto che non bastava imprimere il pensiero, andava costrutito, organizzato in base a una narrazione. Ciò voleva dire identificare gli elementi portanti di questa narrazione e creare una cronologia. Questo fissare l’esperienza lo condusse verso il passo decisivo: la necessità di raccontare e ascoltare storie.
La ricerca estetica si spinge oltre la parete cavernosa: la lavorazione dei metalli richiede altri salti tecnologici: leghe, fusioni, cesellatura.
Contemporaneamente la necessità di registrare miti, conti e spazio sacro stimola l’invenzione della scrittura. Scrivere non è solo tecnica: è formare un linguaggio visivo che deve essere leggibile, riproducibile, standardizzabile. L’intelletto tecnologico dell’uomo è ormai decollato. Ma un ordine sterile dell’esposizione degli eventi sembra non bastare più. Quegli eventi devono acquisire qualcosa di altro, di più rispetto a una semplice sequenza di atti.
La metafora si accende all'orizzonte.
Arte e Tecnologia sono gemelli diversi.

1- I primi passi
Arte e tecnologia sono spesso percepiti come mondi lontani: la prima come il regno dell’espressione e della soggettività; la seconda invece come il dominio della funzione e dell’oggettività. Eppure, la loro storia, fin dall’alba dell’umanità, è strettamente intrecciata. Come due gemelli diversi, sono nati dalla stessa necessità: sopravvivere e ricordare.
I primi uomini dovettero sviluppare i primi rudimenti di tecnologia quando sentirono l’esigenza di cristallizzare la memoria. Di fronte a vaste pareti rocciose, gli uomini primitivi iniziarono a sentire il bisogno di lasciare un segno, e così nacquero i graffiti. Ciò cambiò il destino dell’uomo. Intanto dovettero elaborare gli strumenti per imprimere ciò che avevano visto, le loro memorie. In particolare la caccia: ma perché?
La caccia è un evento che rappresenta perfettamente il rapporto tra vita e morte. Vita perché senza di esso non si sarebbe riusciti a conservare cibo per la sopravvivenza, quindi senza di esso sarebbe arrivata inesorabile la morte. Ma anche perché l’ evento stesso era potenzialmente mortale. Ecco quindi il primo passo compiuto dall’arte. Il primo artista della storia si rese conto dell’importanza di lasciar traccia di questi momenti. Subito dopo dovette trovare una soluzione tecnica per portare a termine il proprio obiettivo.
Quindi, un bastone, svestito del suo aspetto naturale per acquisire una funzione artificiale e diventare "strumento". E poi l'inchiostro (chiamiamolo così). Qualcosa che si sarebbe dovuto mantenere col tempo sulla roccia. Probabilmente l'uomo provò più fanghi, con fallimenti e pochi successi. Ma alla fine ci arrivò e riuscì a trovare la mistura giusta. Ma si dovette rendere subito conto che da sola la tecnologia non sarebbe stata sufficiente.
Aveva inventato l’hardware, ora c’era bisogno del software.
Si rese conto che la memoria, i ricordi, non potevano essere trasportati in modo asettico, istintivo. Nel momento in cui doveva passare da un media all'altro, cioé dalla memoria visiva a un piano concreto, si evidenziò immediatamente la necessità di una strutturazione del ricordo. Il linguaggio della memoria era diverso da quello della rappresentazione su parete. E fu qui il primo incrocio dove arte e tecnologia si trovarono una di fronte all'altra, una che doveva rapportarsi con l’altra, una che doveva supportare l'altra.
La mente dispone confusamente le immagini. Mentre invece quello stesso disordine cronologico migrato su una superficie statica, non avrebbe funzionato. Quindi, dovette riordinare gli elementi e inserirli in modo tale che anche un altro primitivo senza la stessa esperienza potesse comprendere, capire, seguire gli eventi. L'arte si espresse, nella sua forma più basica, cominciando a prendere il proprio spazio nella comunità umana.
Una volta trovata la tecnica, una volta trovata la modalità di utilizzarla al proprio scopo, l’uomo cominciò a farne rappresentazione. Ma non si fermò qui. La lancia era già arrivata a un livello di raffinazione sufficiente per portare a compimento il proprio lavoro. Ma la caccia non poteva essere solamente il tentativo di colpire una preda. Era necessario trovare una strategia. Per quanto conosciamo, una delle tecniche, per esempio con i mammuth, era quella di spingerli verso vicoli ciechi e poi, sia dal basso che dall'alto, colpirli con lancie e sassi lanciati dal piano dove i muri dei vicoli finivano. Ma con l'arrivo della tecnologia su parete rocciosa, molte cose cambiarono. Il primitivo, innanzitutto dovette organizzare quello che voleva imprimere sulla parete (e cioè imprimere la memoria).
La rappresentazione da sola non bastava. Bisognava dare un senso alle scene, creare un meccanismo che stampasse il più vividamente possibile nella memoria quella determinata scena. Non bastava raffigurarla, bisognava che acquistasse un significato. E questa, si scoprì in seguito, si sarebbe chiamata metafora.
Come primo punto, quindi, non ci sarebbe stata arte senza tecnologia e non ci sarebbe stata tecnologia senza arte. L’uomo iniziò a camminare alternando un passo artistico a un passo tecnologico. Come a decretare la fusione tra i due universi, la necessità di andare avanti insieme per assicurare la sopravvivenza di entrambi. E dell’uomo stesso.
Arte e Tecnologia sono gemelli diversi.

